Le notizie di venerdì 25 giugno
UN TUFFO PER LA CASSINI: Stavolta per la sonda Cassini la missione era davvero pericolosa. Per scoprire se Titano, il più grande satellite di Saturno, possiede un campo magnetico, si è tuffata nella sua atmosfera, con tutti i rischi che comporta una manovra del genere. Anche se a dire il vero questo tuffo era in programma da anni, ed è stato simulato al computer per centinaia di volte proprio per evitare ogni brutta sorpresa. La Cassini si è dovuta spingere dentro l'atmosfera di Titano perché solo a quelle quote è possibile misurare l'eventuale presenza di un campo magnetico, senza l'interferenza del campo magnetico di Saturno. Ora si tratta di studiare i dati e scoprire se Titano possiede o no il suo campo magnetico.
CACCIA GROSSA PER KEPLER: I risultati del telescopio spaziale Kepler potrebbero significare la scoperta di centinaia di nuovi pianeti extrasolari. E le buone notizie non finiscono qui: dalle statistiche applicate ai nuovi dati, sembra che i pianeti piccoli siano più abbondanti rispetto ai giganti, cosa che fa ben sperare chi, fra essi, ne cerca di simili al nostro. Kepler ha osservato di continuo oltre 156'000 stelle, lo ha fatto ponendo molta attenzione a loro eventuali momentanee diminuzioni di luminosità. Se la luminosità di una stella diminuisce, uno dei motivi può essere che un pianeta, in quel momento, le sta passando davanti. Di queste diminuzioni sospette, Kepler ne ha individuate ben 706: ora bisogna sottoporle alla prova del nove, analizzandole sotto altri aspetti per verificare che davvero il responsabile sia un pianeta. Si stima tuttavia che fra le stelle da esaminare, circa la metà ne possieda uno che le ruota intorno. Significa che la lista dei pianeti che non appartengono al Sistema solare, la lista che abbiamo iniziato a compilare nel 1992 e che oggi è arrivata a quota 461, raddoppierebbe praticamente in un sol colpo grazie a Kepler.
LUNA, ACQUA DENTRO E FUORI?: Lo scorso anno abbiamo avuto la conferma: c'è acqua sulla Luna. Acqua ghiacciata in alcuni crateri e anche singole molecole presenti nella polvere lunare, spruzzate in superficie. Ma che dire dell'interno? Nei campioni di roccia raccolti nel corso delle missioni Luna e Apollo, non sembrava esserci traccia, se non di acqua in sé, nemmeno dei suoi effetti. Il ferro presente nelle rocce esaminate, ad esempio, non è ossidato, arrugginito, cosa che invece si osserva tipicamente in presenza di acqua. Questo è quanto si è potuto valutare con la strumentazione di 40 anni fa, quando, rocce e frammenti vennero analizzati non appena portati a casa.
Oggi però i mezzi per fare questo tipo di indagini sono molto più accurati e ri-analizzando i campioni di Luna portati dalla missione Apollo 14, si è scoperto che tracce d’acqua ci sono. Certo si tratta di ciò che rimane di molecole d’acqua intrappolate, per così dire, all’interno dei cristalli di un certo minerale. Ma questo basta a dire che la Luna non è del tutto asciutta nemmeno al suo interno.
Le notizie di venerdì 18 giugno
DALLA TERRA COME DALLO SPAZIO: Il telescopio LBT, in Arizona, ha superato perfino l’Hubble Space Telescope, che si trova in orbita e che è considerato l’imbattibile rivale dei telescopi terrestri. Tutto merito di un sistema di ottiche intelligenti che permettono di ridurre l’effetto che i disturbi atmosferici hanno sulla qualità delle immagini. Le turbolenze, infatti, provocano delle distorsioni ottiche con le quali bisogna per forza fare i conti, a meno di non spedire il telescopio in orbita, al di sopra dell’atmosfera. Grazie alle ottiche dette “adattive”, quando l’informazione luminosa deformata dai disturbi atmosferici arriva al telescopio, lo specchio secondario è in grado di deformarsi a sua volta in modo da annullare, o quasi, l’effetto. Il sistema installato nelle scorse settimane sul Large Binocular Telescope, LBT, ha dimostrato di poter correggere questi effetti indesiderati con una accuratezza tale che dopo la prima notte di test si è addirittura pensato ad un colpo di fortuna.
Invece no, definizione e dettaglio delle immagini sono tutto merito del lavoro che per oltre 10 anni ha visto in prima linea anche i ricercatori italiani dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. LBT è il telescopio più potente al mondo ed ora, grazie a questo miglioramento, le sue immagini arrivano ad essere fino a tre volte più dettagliate rispetto a quelle dell’Hubble. Un traguardo ottenuto puntando molto in alto, restando con i piedi per terra.
CHE FATICA: E’ finalmente terminata la travagliata missione della sonda giapponese Hayabusa. Spettacolare il suo rientro nei cieli australiani, illuminati dalla scia luminosa lasciata dalla sonda mentre si disintegrava in atmosfera, non prima di aver svolto il suo ultimo compito: rilasciare una capsula contenente campioni dell’asteroide Itokawa.
Hayabusa aveva raggiunto l’asteroide nel 2005: dopo le osservazioni ha tentato più volte di raccogliere campioni della superficie, ma subito sono sorti gravi imprevisti, al punto che non sappiamo quanta polvere di asteroide sia stata effettivamente raccolta. Per non parlare del travagliato ritorno, inizialmente previsto per il 2007 e poi rimandato per una sequenza di problemi: perdita di carburante, avaria del sistema di controllo, tre dei quattro motori a ioni fuori uso, guai con la batteria primaria.
Eppure Hayabusa ce l’ha fatta e ha riportato a casa la capsula con il prezioso carico. La sua apertura richiederà parecchi giorni. Sarà poi necessario separare la polvere dell’asteroide da quella terrestre, operazione che può durare diversi mesi. Nell’attesa la squadra giapponese si gode la soddisfazione di essere riuscita in un’impresa che sembrava impossibile, riportando qui a casa quello che sembrava essere ormai irrecuperabile.
Le notizie di venerdì 11 giugno
UN AIUTO PRIVATO: Gli shuttle andranno in pensione? La NASA resterà senza navette? Niente paura, ci pensa la SpaceX. La ditta privata americana ha lanciato con successo un razzo Falcon 9: una volta in orbita il razzo ha rilasciato un prototipo di capsula Dragon, progettata per trasportare un giorno astronauti e rifornimenti. Questo test ha dimostrato che la SpaceX ha le carte in regola per firmare un contratto definitivo con la NASA, attualmente alla ricerca di una ditta privata che possa fornirle razzi e capsule per rifornire la Stazione Spaziale Internazionale. Un compito che gli shuttle non potranno più compiere dalla fine di quest’anno, quando saranno ritirati definitivamente per sopraggiunti limiti di età e affidabilità.
LA METEORA, IL POETA E IL PITTORE: Cos’era quella “strana processione di meteore” di cui scrive il poeta Walt Whitman in uno dei suoi componimenti?
Una sorta di metafora oppure un fenomeno comparso nei cieli americani della seconda metà del 1800? Per risolvere il mistero, un gruppo di studiosi statunitensi ha indagato nella storia, nella poesia e nell’arte figurativa.
Scartate le prime ipotesi su sciami meteorici e altri eventi dell’epoca, le ricerche sono giunte a una svolta quasi per caso, grazie alla quarta di copertina del catalogo di un’esibizione. Vi era riprodotto un dipinto che mostrava esattamente alcune meteore allineate. Il titolo era: “La Meteora del 1860” e l’autore, Frederich Church, era un contemporaneo di Whitman.
Indagando sull’opera di Church si è riscontrato che il soggetto non era frutto di fantasia, ma la testimonianza di qualcosa che il pittore aveva visto con i propri occhi. A questo punto le ricerche si sono concentrate sui giornali dell’epoca e la conferma è stata trovata: il 20 luglio 1860 era apparsa quella che perfino lo Scientific American definì “la più grande meteora mai vista”. La meteora si era frantumata entrando in atmosfera generando una scia di residui che procedevano sulla stessa traiettoria, di qui il termine processione. Fu un evento di cui si parlò molto: fu visibile per circa 30 secondi e sia il poeta che lo scrittore dovevano averlo osservato più o meno nello stesso istante.
GIOVE COLPITO IN DIRETTA: Il 3 giugno Giove è stato colpito ancora una
volta: un piccolo asteroide o un nucleo di cometa si è tuffato nel gigante gassoso e l’evento è stato ripreso in diretta da due astronomi non professionisti. Anthony Wesley, in Australia, e Christopher Go, nelle Filippine, stavano registrando le proprie osservazioni: è così che disponiamo di ben due video che documentano l’impatto. Questa volta l’asteroide non ha lasciato segni sulla superficie osservabile del pianeta, nel 2009, invece, un evento simile aveva provocato una macchia scura che scomparve nel giro di poco tempo.
Le notizie di venerdì 4 giugno
IL TELESCOPIO VOLANTE: Il 26 maggio scorso un telescopio di 2 metri e mezzo di diametro è salito a bordo di un aereo. Può sembrare una cosa insolita e lo è ancor di più se pensiamo che lo strumento ha guardato fuori dal suo speciale finestrino, come farebbe un passeggero. Il progetto SOFIA, Stratospheric Observatory for Infrared Astronomy , consiste proprio in questo: osservare l'universo durante un volo aereo, con un telescopio montato all'interno di un boeing 747SP. Non è una stravaganza né il tentativo di battere qualche record: da un lato si tratta di osservare ciò che i telescopi da terra non riescono a vedere, dall'altro non si ruba tempo agli strumenti in orbita. Il telescopio volante osserva l'universo agli infrarossi: non potrebbe farlo rimanendo al suolo dato che il vapore acqueo contenuto nell'atmosfera blocca questo tipo di radiazione. A una quota di oltre 10 km le cose cambiano perché il 99% del vapor d'acqua rimane al di sotto, in pratica si supera l'ostacolo sorvolandolo. Stando ai programmi, SOFIA arriverà a fare 150 voli all'anno entro il 2014.
Le notizie di venerdì 28 maggio
SELEZIONE NATURALE: Mentre i motori attuali utilizzano carburante liquido, i motori a ioni hanno solo bisogno dell’energia solare per ionizzare una piccola quantità di gas. E’ il movimento delle particelle del gas a dare la spinta alla sonda. Tuttavia è inevitabile che alcune particelle si scontrino con le parti interne del motore, usurandole nel giro di tre anni.
All’Università del Colorado hanno però elaborato un software che allunga la vita del motore, basandosi sugli stessi criteri della selezione naturale: il programma inizia con lo stabilire in modo casuale tutte le possibili forme e posizioni dei componenti interni e calcola i relativi tempi di usura. Quando trova una combinazione migliore delle altre, la tiene come punto di partenza per una nuova serie di combinazioni casuali. Il processo va avanti fino a quando non è più possibile ottenere ulteriori miglioramenti. Dopo centinaia di questi passaggi, si è giunti a una combinazione che garantisce al motore una longevità di oltre 5 anni, quasi il doppio rispetto ai tre anni attuali.
GHIACCIO MARZIANO, RADAR ITALIANO: Grazie ai dati raccolti dalla sonda Mars Reconnaissance Orbiter in orbita attorno a Marte, si è fatta chiarezza sulle caratteristiche del polo nord del pianeta rosso. Era da 40 anni che ci si chiedeva come mai la calotta polare di Marte, un’estesa regione ghiacciata, presentasse dei profondi canali a spirale e una spaccatura più imponente del Gran Canyon. Sulla Terra, la forma che assumono le grandi lastre di ghiaccio dipende principalmente da come scorre il ghiaccio stesso. Su Marte però, sembra che siano intervenuti, e intervengano tuttora, altri fattori. Grazie ai dati radar raccolti dallo strumento SHARAD, a bordo della sonda, è stato possibile indagare anche sugli strati di ghiaccio più profondi e più antichi: un po’ come studiare gli strati interni di una cipolla senza tagliarla a metà. Si è capito così che canali e spaccature sono il risultato dell’azione modellante del vento la cui direzione, nel corso di milioni di anni, è stata modificata proprio dal ghiaccio. In altre parole, influenzando la direzione del vento era il ghiaccio più vecchio a determinare dove e con che forma si sarebbe accumulato quello nuovo. Questo risultato è motivo di orgoglio per il nostro Paese dato che SHARAD è uno strumento made in Italy.
SI PARTE PER MARTE: Anzi no, facciamo finta: il 3 giugno parte MARS 500, una simulazione che durerà poco meno di un anno e mezzo e che coinvolgerà un equipaggio di 6 persone. Una sorta di navicella, che non decollerà per lo spazio, ma che offrirà condizioni di vita del tutto simili a quelle che toccherebbero a ipotetici astronauti in viaggio per Marte. 6 persone chiuse in 550 metri cubi di spazio per 520 giorni: a bordo si lavorerà, simulando le attività ma anche gli esperimenti e situazioni di emergenza. Un esperimento scientifico e sociale da record, MARS 500 è un’esperienza che sicuramente cambierà le vite dei sei coraggiosi volontari che hanno deciso di imbarcarsi in questa avventura.
Le notizie di venerdì 14 maggio
IL SOLE HA RUBATO?: La gran parte delle comete oggi si trova in una regione ai confini del sistema solare, la cosiddetta nube di Oort. Secondo la teoria comune, questi piccoli corpi ghiacciati si sarebbero formati vicino al Sole, durante le prime fasi di evoluzione del nostro sistema, per essere successivamente scagliati verso quella zona. C’è però un problema. I calcoli dicono che in base a questo scenario, le comete nella nube di Oort dovrebbero essere molte di meno di quelle che sappiamo esserci. Per questo i ricercatori stanno considerando un’ipotesi alternativa: buona parte delle nostre comete sarebbero in realtà state rubate cinque miliardi di anni fa, strappate via alle stelle che in quel periodo erano vicine del Sole. Da allora le stelle si sono allontanate e il Sole si è trovato ad essere isolato, mantenendo però il suo bottino. Halley, Hale- Bopp, Hyakutake, tutte comete famose che pensavamo essere roba nostra, e che invece potrebbero essere il frutto di un furto in piena regola.
MI MANCA UNA STRISCIA: Il pianeta Giove si è perso una striscia. La striscia scura che ora non si vede più dominava l’emisfero sud del pianeta. L’ultimo avvistamento risale alla fine del 2009 quando non fu più possibile osservare Giove da terra perché, nel percorrere la propria orbita, era venuto a trovarsi nella stessa direzione del Sole che con la sua luminosità ruba tutta la scena. Le osservazioni sono riprese ad aprile di quest’anno: è stato allora che ci si è accorti che mancava qualcosa. Fra le ipotesi c’è anche quella che la striscia scomparsa non sia scomparsa affatto. Queste bande sono in realtà strati di gas della turbolenta atmosfera di Giove:
potrebbe essere successo che uno strato di gas più chiaro abbia ricoperto la regione scura sottostante. La striscia potrebbe quindi ricomparire, del resto era già sparita e riapparsa anche in passato.
C’È POSTO SU QUESTO RAZZO?: Il 18 maggio, con un solo razzo, il Giappone manderà in orbita ben due satelliti. Uno si chiama AKATSUKI e la sua destinazione è il pianeta Venere: ne studierà l’atmosfera per capire come mai i venti raggiungano velocità di 400 km all’ora. Le nuvole più alte, su Venere, si spostano intorno a tutto il pianeta in meno di quattro giorni.
AKATSUKI cercherà di monitorare questo effetto di super rotazione effettuando misure che in precedenza non sono mai state fatte. L’altro passeggero si chiama IKAROS e rappresenta l’ennesimo tentativo di testare un sistema propulsivo alternativo. Con IKAROS infatti, si cercherà di fare finalmente funzionare la vecchia e sfortunata idea della vela solare. Una volta in orbita IKAROS spiegherà delle vele di 20 metri per lato, dello spessore di appena 0.0075 millimetri, e proverà a farsi spingere dalla pressione della radiazione solare.
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Le notizie di venerdì 30 aprile
IL SOLE DA' SPETTACOLO: Getti di gas incandescente, turbolenze ed eruzioni.
E’ quanto appare nelle prime immagini ottenute dalla Solar Dynamics Observatory, sonda della NASA dedicata allo studio del Sole. Non è la prima sonda a studiare la nostra stella, ma è quella finora meglio equipaggiata: a bordo monta strumenti nettamente superiori ai loro predecessori, in termini di qualità e di efficienza. Come ad esempio i quattro telescopi che analizzeranno il Sole nella radiazione ultravioletta: riprenderanno un’immagine ogni 10 secondi; le sonde precedenti giungevano al massimo a un’immagine ogni alcuni minuti. In totale ogni giorno i dati trasmessi saranno un terabyte e mezzo, più o meno la quantità occupata da 380 film.
IL QUINTO SPECCHIO: Il dispositivo robotico sovietico Lunokhod 1, che si trova sulla Luna, aveva interrotto le comunicazioni nel ‘71, dopo essere riuscito a percorrere più di 10 km sulla superficie lunare, in completa autonomia, spostandosi sulle proprie ruote. Era dotato di uno specchio speciale in grado di riflettere i segnali laser inviati da terra, proprio come fanno tutt’ora gli altri 4 specchi posizionati nel corso delle successive missioni Lunokhod 2 e Apollo. Peccato che per lanciare un segnale laser sulla Luna e colpire uno di questi ricevitori sia necessario prendere bene la mira, cosa impossibile se non si conosce la posizione del bersaglio con molta precisione. Quando il Lunokhod interruppe il contatto radio, le sue coordinate non erano note con esattezza e così il suo specchio è rimasto inutilizzato per tutto questo tempo. Ora però, la sonda Lunar Reconnaissance Orbiter, in orbita intorno alla Luna, ha posto rimedio localizzando il vecchio robot il cui specchio è già stato colpito con i laser da terra, che sono stati prontamente riflessi e rispediti al mittente. Colpire con i laser gli specchi che si trovano sulla Luna serve ad effettuare misure estremamente precise sulla sua distanza, ma anche a testare alcuni effetti gravitazionali previsti da Einstein.
ARRIVA IL ROBONAUTA: Continuando a parlare di robot, non c’è dubbio che nello spazio ne siano stati spediti parecchi quindi la notizia che la NASA stia per mandarne in orbita un altro non dovrebbe stupire. Questa volta però contano le apparenze: il prossimo settembre, alla volta della Stazione Spaziale, partirà R2, il primo robonauta. Un robot che dalla vita in su ha sembianze umanoidi: testa, busto, braccia e mani. Sviluppato in collaborazione con la General Motors, R2 sarà in grado di maneggiare pinze e cacciaviti proprio come un astronauta e la sua presenza a bordo della stazione orbitante servirà inizialmente a stabilire se un robot di questo tipo può davvero essere un aiutante sicuro e affidabile in condizioni di microgravità.
Le notizie di venerdì 23 aprile
Arrivano a Terra le prime immagini dell'enorme vivaio di stelle che si trova al centro della Via Lattea, 5.500 anni luce dalla Terra, nella nebulosa Zampa di Gatto (NGC 6334). Uno spettacolo che finora e' stato impossibile vedere a causa dei gas e delle nubi di polvere che lo oscurano e che ha potuto attraversare il telescopio attivo nell'infrarosso 'Vista' (Visible and Infrared Survey Telescope for Astronomy) dell'Osservatorio meridionale europeo (Eso), sulle Ande cilene. La nebulosa Zampa di Gatto si estende per circa 50 anni luce e deve il suo nome alle forme rossastre che assumono gas e polveri illuminati dalle stelle giovanissime. Nota per essere una delle piu' attive culle di stelle di grandi dimensioni nella nostra galassia, la nebulosa e' stata osservata per la prima volta soltanto adesso grazie al piu' grande telescopio a infrarossi del mondo. Vista è infatti equipaggiato della piu' grande camera ad infrarossi esistente su un telescopio, mentre per le osservazioni nell'ottico il suo specchio principale ha un diametro di 4,1 metri. Penetrando attraverso il mantello di gas e polveri, il telescopio ha osservato il processo di formazione delle baby-stelle e il loro sviluppo nei primi milioni di anni di vita.
LA NEBULOSA ZAMPA DI GATTO

AVERE VENT'ANNI: Il 24 aprile 1990 iniziava l’avventura dell’Hubble Space Telescope, il primo telescopio in grado di osservare l’Universo da una posizione di assoluto privilegio. L’Hubble ha infatti scavalcato quello che per i telescopi terrestri è un ostacolo insormontabile: l’atmosfera. Libero da questo guscio di gas che agisce da filtro sulle osservazioni da terra, ma anche svincolato dai capricci delle condizioni meteo, il telescopio lavora da ben 20 anni indagando sull’universo vicino e lontano. Non sono più previste missioni di manutenzione: d’ora in poi Hubble dovrà contare unicamente sulle proprie forze, ma le sue condizioni di salute sono ottime e si presume rimarrà operativo ed efficiente per altri 10 anni. Buon compleanno Hubble Telescope!
Il telescopio Hubble
ORION RISORGE: Piccolo passo indietro dell’amministrazione Obama. Le capsule della serie Orion si faranno. Inizialmente era stato annunciato l’abbandono della loro produzione, lasciando nel futuro la Nasa senza più navette in grado di andare in orbita. Ora la notizia che sarà realizzata una loro versione più economica. Le Orion serviranno per trasportare equipaggiamento sulla Stazione Spaziale. In questo modo gli Stati Uniti non dovranno dipendere troppo dalla Russia e dalle capsule Soyuz.
Navetta ORION
Le notizie di venerdì 16 aprile
LA NANA DELLA PORTA ACCANTO: E’ piccola e decisamente poco appariscente, per questo non era facile accorgersi della sua presenza anche se si trova a meno di 10 anni luce da noi. E’ una cosiddetta nana bruna, un particolare tipo di stella o, per meglio dire, una quasi stella. Al suo interno, infatti, non si sono mai innescate le reazioni di fusione nucleare che alimentano le stelle. Le nane brune hanno comunque un cuore caldo per via del calore che si è sviluppato durante la loro formazione, di conseguenza non emettono luce ma radiazione infrarossa ed è usando i telescopi ad essa sensibili che è possibile individuarle. La scoperta è stata fatta passando al setaccio solo una piccola percentuale di cielo:questo implica che nelle nostre vicinanze potrebbero esserci molte altre presenze simili.
NUBI CHE BRILLANO: Il fenomeno delle nubi nottilucenti si verifica nell’alta atmosfera, a circa 80 km di altezza. Nuvole che si illuminano, che appaiono e scompaiono, con intensità luminosa ed estensione che variano di volta in volta lasciando i ricercatori con un sacco di dubbi. Ora, un gruppo di studiosi, misurando le variazioni di luminosità, ha osservato che le nubi hanno comportamenti periodici, secondo cicli di 27 giorni. E’ lo stesso periodo impiegato dal Sole per effettuare una rotazione completa su sé stesso. Mentre il Sole gira, varia la percentuale di radiazione ultravioletta che da esso arriva sulla nostra atmosfera:potrebbe essere proprio questo tipo di radiazione particolarmente energetica la responsabile delle nubi che si “accendono”.
Le notizie di venerdì 9 aprile
VENERE NON SI E' SPENTO: Venere non si è spento ma è rimasto attivo. La notizia ci giunge dalla Venus Express, la sonda europea che da anni sta orbitando attorno al pianeta. Grazie al suo strumento Virtis, realizzato in gran parte in Italia, ha scoperto la presenza di flussi di lava prodotti nelle ultime centinaia di migliaia di anni. Quanto basta per stabilire che Venere è rimasto geologicamente attivo sino in tempi recenti. E forse lo è ancora.Giuseppe Piccioni, principale responsabile di Virtis: "Venere e la Terra hanno dimensioni e massa molto simili. Tuttavia a un certo punto della loro evoluzione hanno seguito strade diverse: Venere ha subito un effetto serra cosiddetto galoppante, portando la superficie a temperature altissime, oltre i 400 gradi, circa il doppio di quello che può esserci in un forno della pizza.”
SOLE PASQUALE: Lunedì 5 aprile, giorno di pasquetta, il Sole è stato causa di una violenta tempesta geomagnetica: noi non ce ne siamo accorti e fortunatamente nemmeno tutta la nostra “tecnologia orbitante” ne ha risentito. Tuttavia, era dal dicembre del 2006 che non si registrava un fenomeno così intenso e grazie al satellite Soho i ricercatori lo avevano previsto, anche se si è verificato con un giorno di anticipo. Il 3 aprile scorso, Soho ha osservato una nube di particelle cariche che veniva letteralmente sparata via dal Sole alla velocità di 500 km al secondo.
Diffondendosi nello spazio queste particelle hanno raggiunto la nostra atmosfera e hanno innescato delle aurore particolarmente spettacolari nelle regioni polari. Questa emissione non ha provocato danni, ma avrebbe potuto se fosse stata più intensa: per questo è necessario monitorare i fenomeni di questo tipo e riuscire a prevederli.
ROVER SULLA LUNA?: La Luna divide. Da un lato le ultime scoperte hanno rivelato la presenza di molecole d’acqua e ghiaccio in superficie, infiammando l’attenzione dei ricercatori. Dall’altro, i tagli ai fondi NASA hanno cancellato la prospettiva di farvi ritorno in un futuro prossimo con una missione umana. Come dire: proprio sul più bello! In realtà è molto probabile che venga fatto un passo intermedio e probabilmente anche più saggio. Sembra che nel corso di quest’anno la scienza lunare farà grandi progressi e di conseguenza la necessità di studiarla da vicino si farà sempre più urgente. La soluzione sarà quindi mandare dei robot con le ruote, dei rover del tutto simili a quelli che si trovano attualmente su Marte. La NASA ha già alcune idee in cantiere.
Le notizie di venerdì 26 marzo
IL GIGANTE TRANQUILLO: Di pianeti extrasolari ne conosciamo a centinaia, ma quasi tutti si trovano in condizioni così estreme da rendere difficile il loro studio. Ecco perché le ultime scoperte su Corot 9-b sono state una gradita sorpresa: il pianeta, un gigante gassoso, gira attorno alla sua stella seguendo un’orbita circolare e la sua temperatura superficiale registra variazioni minime. Questa mancanza di eccessi, unita alla sua composizione chimica, per lo più idrogeno ed elio, rende Corot 9-b simile ai pianeti giganti gassosi del nostro sistema solare. (Intervista al ricercatore Mauro Barbieri)
NETTUNO, LADRO E INGORDO: Nettuno, uno dei pianeti giganti gassosi del sistema solare, in un lontano passato potrebbe avere letteralmente inghiottito un pianeta roccioso ed essersi appropriato della sua luna, quella che oggi chiamiamo Tritone. Un primo indizio a favore di questa ipotesi è che Tritone percorre la propria orbita al rovescio, nel senso che mente Nettuno gira su di sé stesso in una direzione, Tritone gli ruota attorno nel verso opposto. E’ un fatto insolito che porta a pensare che questo satellite non si sia formato intorno a Nettuno, ma che sia stato catturato in un secondo momento. Altro indizio è che Nettuno irradia una certa quantità di calore, molto modesta ma più di quanto non faccia il suo cugino Urano che è simile per massa e composizione. Questo calore potrebbe essere il residuo dell’energia generata dall’impatto con un pianeta paragonabile alla Terra, che Nettuno avrebbe poi inglobato, facendolo scomparire.
DUE LUNE PER UN ANELLO: Dallo scontro di due delle tante lune del pianeta Giove, si sarebbe formato un nuovo, tenue anello. Non è chiaro se questa striscia di rocce frantumate circondi per intero tutto il pianeta chiudendosi su sé stessa, o se sia soltanto una scia. In ogni caso si tratta di qualcosa che si è formato di recente, perché nel 2003 la sonda Galileo non aveva osservato nulla di simile. In compenso si sono perse le tracce di una piccola luna, scoperta nel 2000. La luna scomparsa potrebbe essersi scontrata contro Imalia, un’altra luna di 170 km di diametro, sbriciolandosi e andando formare questa scia, o presunto anello, osservato dalla sonda New Horizons. Nulla sparisce senza lasciare traccia, nemmeno nello spazio.
Le notizie di venerdì 19 marzo
NANA IN ARRIVO: Gliese 710 è una stella nana che viaggia alla velocità di 14 km al secondo, puntando proprio verso il Sistema solare. Da non confondere con i fantasiosi spauracchi del 2012, questa stella è nota agli astronomi da almeno un decennio e nonostante si stia effettivamente avvicinando possiamo dormire sonni tranquilli per almeno un altro milione e mezzo di anni. Questo il tempo necessario perché si spinga a 1.3 anni luce dal Sole, ai confini del nostro Sistema nella cosiddetta nube di Oort, dove orbitano miliardi di pezzi di ghiaccio. Secondo le ultime stime, le probabilità che questo succeda sono dell’86%. Le orbite dei pezzi di ghiaccio, cioè dei nuclei di comete della nube di Oort, verrebbero sicuramente disturbate e molti di essi potrebbero venir scagliati anche verso l’interno, in direzione della Terra.
Per noi si tratterebbe di conseguenze indesiderate ma non catastrofiche: il rischio di impatto aumenterebbe ma ancora non diventerebbe certezza.
NIENTE BOMBE SULL’ASTEROIDE: Nel caso che un asteroide si diriga minaccioso verso il nostro pianeta, l’ipotesi di correre ai ripari bombardandolo, come succede nel film Armageddon, è sempre meno consigliabile. Negli ultimi anni sono stati proposti vari altri piani di salvezza, più sicuri e probabilmente più efficaci. Ora i risultati di una nuova simulazione al computer allontanano ancora di più il cosiddetto metodo “bombarda e spera” dalla rosa delle soluzioni possibili. La simulazione mostra che un asteroide, una volta fatto esplodere, potrebbe ricomporsi: i singoli pezzi di roccia, infatti, potrebbero risentire della reciproca attrazione gravitazionale e tornare a raggrupparsi. L’asteroide continuerebbe sulla propria strada e noi avremmo fatto tanta fatica per niente.
Le notizie di venerdì 12 marzo
PIENO DI...BUCHI?: Una serie di incontri ravvicinati per svelare cosa nasconde una delle due lune di Marte. La luna in esame è Phobos, ad avvicinarla è la sonda europea Mars Express. In questi giorni, la sonda sta passando vicino al piccolo satellite dalla forma a patata, giungendo tra l’altro alla distanza minima di appena 67 chilometri. Tra gli obiettivi, capire attraverso il radar di bordo MARSIS cosa c’è dentro Phobos: è tutto un blocco unico o è pieno di buchi e caverne? Determinata la struttura interna, sarà possibile stabilire la vera origine del satellite. (Intervista a Roberto Orosei, vice responsabile del radar MARSIS che sta studiando Phobos)PHOBOS
VICINI E NASCOSTI: Sono 16 asteroidi che percorrono orbite vicine a quella della Terra e dei quali finora non ci eravamo accorti. Poi è arrivato il telescopio orbitante WISE che li ha subito smascherati. Questi 16 corpi rocciosi riflettono poco la luce del Sole: uno di essi è così scuro da poter essere paragonato all’asfalto! Ecco perché i normali telescopi ottici non li avevano individuati. Tuttavia, chi non riflette la luce del Sole la assorbe, riscaldandosi, e WISE che è sensibile alla radiazione infrarossa “vede” le sfumature di temperatura. Accanto alla soddisfazione per la scoperta e per l’efficienza di WISE, c’è l’incertezza sul numero di questi oscuri vicini ancora da scoprire: secondo le stime, ce ne potrebbero essere ben 200.
MULINELLO STELLARE: Quante cose si possono fare in 5 minuti? Poche e alla svelta, ma per una coppia di stelle questo piccolo intervallo di tempo è sufficiente a garantirsi un primato. In appena cinque minuti e qualche secondo queste due stelle, scoperte nel 1999, riescono a effettuare un giro completo una intorno all’altra: un vero mulinello stellare. La distanza che le separa è pari ad appena 3 volte il diametro della Terra e inoltre una delle due sta letteralmente risucchiando via il materiale appartenente all’altra, il tutto continuando la reciproca giravolta. Questo sistema stellare è un oggetto di studio interessantissimo perché potrebbe produrre le onde gravitazionali previste da Einstein ma non ancora rilevate con certezza nonostante le numerose ricerche.
Le notizie di venerdì 5 marzo
Al museo Caffi di Bergamo una mostra che farà... vedere le stelle
Il Museo di Scienze Naturali “Enrico Caffi” ospiterà la prima mostra frutto della collaborazione del Circolo Astrofili Bergamaschi, il Gruppo Astrofili Bassa Bergamasca e il Circolo Astrofili di Milano. La mostra verrà inaugurata sabato 6 marzo alle ore 16.00. L'iniziativa sarà un'importante occasione per avvicinare il pubblico a una delle scienze più affascinanti, che sta compiendo passi da gigante grazie alla strumentazione sempre più avanzata e all'invio di numerose sonde intorno e sulla superficie degli altri pianeti.
L'allestimento, realizzato nella sala delle mostre temporanee del Museo di Scienze Naturali dal 6 al 28 marzo, presenterà foto a tema astronomico, telescopi, atlanti moderni e storici, modelli di orologi solari e una replica del telescopio con cui 400 anni fa Galileo scoprì i satelliti di Giove. Sarà inoltre proiettato materiale multimediale che illustrerà temi di astronautica, cosmologia e planetologia con straordinari filmati ripresi dal telescopio spaziale Hubble.
Tutti i sabati e le domeniche pomeriggio dalle 14.30 alle 17.30 gli organizzatori della mostra saranno presenti in sala per visite guidate, dimostrazioni e potranno rispondere alle domande ed alle curiosità del pubblico. Il 20 marzo, alle 16,00, sarà inoltre offerta ai visitatori la possibilità di compiere un “Viaggio nell'universo” che porterà il pubblico a spasso per le meraviglie del cielo. Partendo dal pianeta Terra, a bordo di un'immaginaria astronave, esploreremo lo spazio, visitando pianeti, nebulose e ammassi stellari fino a guardare la Via Lattea dall'esterno, come la si vedrebbe a un milione di anni luce di distanza! Il 27 marzo alle ore 16 si terrà la conferenza “Pagine di Cielo”, atlanti stellari storici tra Scienza ed arte.
Il Circolo Astrofili Bergamaschi (CAB) dal 1983 ha come obiettivo quello di riunire gli appassionati di astronomia della provincia di Bergamo. Ha sede a Curno, presso il Centro Giovanile sito in via IV Novembre, dove ogni mercoledì sera, dalle 21.30 in poi, i soci si incontrano per parlare della propria passione per l'universo. Il CAB gestisce l'Osservatorio Astronomico delle Prealpi Orobiche, sito in Via Martinelli loc. Ganda di Aviatico. L'osservatorio è aperto gratuitamente al pubblico tutti i primi venerdì del mese con l'eccezione del mese di gennaio. Il CAB organizza serate pubbliche gratuite aperte a tutti o serate per gruppi privati a pagamento sia in loco che in osservatorio, in cui si illustrano tramite conferenze le tematiche della scienza astronomica e si mettono dei telescopi a disposizione del pubblico per osservare direttamente le meraviglie del cielo.
Il Gruppo Astrofili Bassa Bergamasca (G.A.B.B.) nasce nel gennaio 2008 su iniziativa di Luca Lucchini, Stefano Fedeli, Marco Alimonti e Cristiano Tirloni con l'intento di creare la prima associazione di Astrofili nella Bassa Bergamasca. È un'associazione culturale ad indirizzo scientifico e senza fini di lucro volta a favorire l'incontro di tutti gli astrofili ed appassionati di astronomia in genere, che possono così condividere idee ed esperienze in merito alla comune passione per le bellezze celesti. Riunisce pertanto coloro che vogliono dedicarsi allo studio e all'osservazione amatoriale del cielo, alla fotografia astronomica e alla divulgazione. Il gruppo organizza delle serate di osservazione per i soci e per il pubblico, mostre fotografiche a tema astronomico e corsi di astronomia per i principianti.
Per maggiori informazioni: Museo Civico di Scienze Naturali Piazza Cittadella 10 24129 Bergamo Tel 035 286011 www.museoscienzebergamo.it
C.A.B. Circolo Astrofili Bergamaschi Via IV Novembre C/o Centro Giovanile Curno (BG) www.astrobg.org tel. 3272439200
G.A.B.B. Gruppo Astrofili Bassa Bergamasca Via Graziano Crotti 18 C/o Oratorio San Pietro Apostolo ai Cappuccini Romano di Lombardia (BG) www.gabb.it tel. 3470853884
Cat’s Paw Nebula
L’ESO ha appena diffuso una nuova sensazionale immagine di una vasta nebulosa conosciuta come la “Nebulosa Zampa di Gatto” (Cat’s Paw Nebula) o NGC 6334. Questa complessa regione di gas e polveri, dove sono nate numerose stelle massicce, si trova vicino al cuore della Via Lattea ed è fortemente oscurata dalle nuvole di gas nel mezzo.
Ciò che colpisce particolarmente è la bolla rossa e intricata nella parte bassa a destra dell’immagine. Questa è molto probabilmente una stella che sta espellendo una gran quantità di materia ad alta velocità poiché si avvicina alla fine della sua vita oppure ciò che resta di una stella che è già esplosa.
Questo nuovo ritratto della “Nebulosa Zampa di Gatto” è stato creato da immagini ottenute con lo strumento Wide Field Imager (WFI) sul telescopio MPG/ESO di 2.2 metri all’Osservatorio La Silla in Cile, combinando immagini ottenute attraverso filtri blu, verdi e rossi, e uno speciale filtro creato per far passare la luce dell’idrogeno incandescente.
















































